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Visualizzazione dei post con l'etichetta REIETTI

MILES. L'AUTOBIOGRAFIA di Miles Davis e Q. Troupe: autobiografia free

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Miles. L'autobiografia (1989) non può lasciare indifferenti. Miles Davis l'ha scritta con l'aiuto di Quincy Troupe (foto sottto), poeta esperto di jazz, che l'avrà pure aiutato, ma chissà se va a suo merito il fatto dal momento in cui si inizia questa favolosa autobiografia è difficile staccarsene. Sembra di avercelo lì di fronte Miles Davis, che racconta le vette e gli abissi della sua vita sogghignando o mugugnando incazzato, magari suonando ogni tanto la sua tromba. Pare proprio di sentirlo, coi suoi intercalare privi di mezzi termini (" le ho detto di andarsene, alla troia ", " ero felice come un maiale nella merda " e via di questo passo) mentre ti racconta la gioia di suonare, o la difficoltà di essere un tossico, per di più nero, o l'egoismo sfrenato, o la sicurezza dei suoi mezzi e, costantemente per tutto il libro, la rabbia di chi appartiene alla razza oppressa per eccellenza degli Stati Uniti. Razza spregiata, quella nera, malgrado...

STORIA DI UN UOMO INUTILE di M. Gor'kij: parziale delusione

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Il protagonista di Storia di un uomo inutile è Evsej Klimkov, un giovane borderline che nella Russia del primo Novecento ancora zarista vive l'abbruttimento e la miseria della società del tempo, assiste a scene di degrado umano e civile e intanto rotola come una pietra solitaria verso una maturità che minaccia soltanto nubi all'orizzonte. Un riscatto personale potrebbe essere rappresentato dall'arruolamento tra le spie della polizia zarista – punto di svolta dopo la piattezza della prima parte del libro - ma ben presto Evsej si accorge che non c'è grande differenza tra i sorveglianti di cui fa parte, delusi e quasi solidali coi nemici dello zar, e i controllati, cioè sovversivi e rivoluzionari dalle idee confuse. E anche il romanzo non si riscatta nella, un poco più tonica, seconda parte. Non avevo letto nulla di Maksim Gor'kij (nella foto sopra a Capri nel periodo in cui scrisse Storia di un uomo inutile ) in precedenza e appena notato Storia di un uomo...

CARSPOTTING di Sandy MacNair: biografia alcolica su Irvine Welsh, ma senza il suo talento

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  Carspotting è una specie di biografia alcolica dedicata a Irvine Welsh dal suo amico di gioventù Sandy MacNair. È un libro interessante perché prova che pagine e pagine a base di sbronze e di reietti della società, per quanto ben scritte, possono solo annoiare se non possiedi il talento di Irvine Welsh . Infatti dopo i primi capitoli Carspotting inizia a stancare. Si capisce fin da subito che a Irvine Welsh piaceva abbruttirsi di alcol in compagnia e che era dotato di una parlantina sciolta che diveniva pericolosa quando era fradicio, ma dopo qualche pagina il concetto è fin troppo chiaro e digerito. La biografia, peraltro, è edulcorata: non vi è cenno all'uso di sostanze stupefacenti , di cui Irvine Welsh, com'è noto, è stato variamente sperimentatore. Tornano ad essere abbastanza interessanti i capitoli finali, dove Sandy MacNair ci racconta del Welsh scrittore di successo e benestante ancorché non del tutto pacificato. Carspotting , comunque, è prescindibile per chi...

LA CARTA E IL TERRITORIO di M. Houellebecq: "L'arte è sempre un'aggressione"

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  Lo scrivo subito che considero La carta e il territorio , il romanzo di Michel Houellebecq uscito nel 2010 e vincitore del premio Goncourt, un capolavoro dei nostri tempi, uno di quei romanzi necessari in una certa epoca, destinati a divenire classici in futuro . Non tutti concorderanno con la mia opinione, ma sono convinto che qualcuno ne diverga perché ai suoi occhi – magari inconsapevolmente - Houellebecq deve scontare il peccato mortale di essere uno scrittore di successo e sovente al centro dell'attenzione mediatica. Dell'importanza di Houellebecq nel panorama letterario attuale ho già accennato a proposito del suo romanzo Sottomissione . La carta e il territorio narra della vita dell'artista Jed Martin, del processo creativo alla base delle sue opere, fotografie, quadri, filmati, e del successo da lui ottenuto. La terza parte del libro devia dalla linea narrativa principale per dar vita a un falso plot giallistico. L'epilogo, infine, si svolge in un futuro...

IL DEMONE MESCHINO di Fëdor Sologub: la discesa agli inferi di Peredònov

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  Il demone meschino , romanzo di Fëdor Sologub pubblicato nel 1905, è stato definito "il più perfetto romanzo russo dopo Dostoevskij" (da D. S. Mirskij). Esagerato, probabilmente, benché il libro sia davvero valido e ben scritto . Il demone a cui si riferisce il titolo è quello che divora il protagonista, che gli fa pensare e commettere le azioni più vili e meschine nella provincia russa di inizio '900 e che lo farà sprofondare nella pazzia. Il ritratto di Peredònov, personaggio ambizioso e vile, disposto a tutto per ricavare i più gretti vantaggi, è dipinto con maestria. La critica al tipo umano vale ieri come ai giorni nostri, in cui l'avidità è ormai assurta a valore sociale di primo rango. La graduale discesa agli inferi di Peredònov è il giusto scotto che egli deve pagare, eppure, la sua uscita di scena non cancella lo sfondo della provincia zarista, decadente e umanamente misera. L'epoca d'oro della grande letteratura russa nel 1905 era ormai termin...

Elvis Presley. (L'ultimo treno per Memphis; Amore senza fine) di P. Guralnick: storia di un talento sciupato

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Gran lavoro di ricerca rifluito in due ponderosi volumi, per quella storia straordinaria che è stata la vita di Elvis, tra ascese, cadute, rentrée, momenti di gloria e momenti imbarazzanti. La ricostruzione è tutta concentrata sulla cronaca. Guralnick lascia indietro poco, fra concerti, incisioni, dipendenze e incontri. Tuttavia, se il materiale di studio è a dir poco appassionante e ricco di spunti, limitarsi alla cronaca è un po' come pattinare sulla superficie di un grande lago senza dare un'occhiata a quello che c'è sotto.  L'ultimo treno per Memphis narra la prima parte della vita di Elvis, tutta in ascesa, la storia di ragazzo semplice del Midwest il cui talento unico viene riconosciuto e lanciato verso il successo da un  produttore lungimirante, prima, e da uno scaltro manager, poi. Amore senza fine è dedicato al ristagno, soprattutto artistico, alla rentrée del '68 e al lento inesorabile declino che lo ha condotto a una morte precoce. In definiti...

I fratelli Karamazov di F. Dostoevskij ovvero Quel che Fëdor aveva da dire

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(Non so quanto sia cosa saggia dedicare il primo post di un blog al proprio romanzo preferito. Ad ogni modo...) Credo che I fratelli Karamazov in questo momento della mia vita sia il mio romanzo preferito. E questo momento della mia vita dura da più di quindici anni. Poche considerazioni da fare su un libro largamente incensato e analizzato. L'ho riletto fra dicembre e febbraio per la quarta volta. La prima volta fu nel lontano 1993. La prima è che la quarta lettura del libro è stata la migliore. Certo, ogni vero classico “non ha mai finito di dire quel che ha da dire”, secondo la definizione di Calvino, ma leggere un libro come questo – che ha fra le sue caratteristiche salienti una profondità di pensiero costante, debordante, e la presenza di riflessioni filosofico-teologiche – a venti, a trenta o a quarant'anni può dare luogo a esiti differenti. Senza dubbio l'accrescersi delle esperienze e un più corposo bagaglio culturale permettono di addentrarsi più compiutam...