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KEYNES O HAYEK di N. Wapshott ovvero Come l'economia dipende dal volere della politica

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Questo saggio di Nicholas Wapshott, Keynes o Hayek (giustamente sottotitolato Lo scontro che ha definito l'economia moderna ), pubblicato in origine nel 2011 è, per i miei gusti, estremamente interessante. Keynes, il massimo innovatore dell'economia moderna, è messo a confronto con Hayek, alfiere del neoliberismo antistatalista. Da questo incontro/scontro nasceranno i due filoni principale della scienza economica.  Secondo me particolarmente gustoso perché da storie personali ed idee in opposizione e in connessione si giunge a una conclusione che Wapshott non dichiara apertamente, ma è implicita, impigliate fra le pagine del suo libro: il fare dell'economia dipende dal volere della politica. L'economia è il principale tramite cui la politica - o, in senso più lato, il potere -  incide sulla vita dei cittadini.  Per cui, prima di valutare l'efficacia o meno, il bene o il male, l'equità o l'iniquità delle scelte di politica economica è necessario c...

SULLA RAZIONALITÀ OCCIDENTALE di L. Gallino e A.A.V.V.: proposte di cura contro la ragione strumentale

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Il tema di questo severo Sulla razionalità occidentale , volume collettivo ad opera di vari esperti di scienze sociali curato da Mario Aldo Toscano e da Antonella Cirillo, tutto sommato è questo (spiegato con parole mie): riteniamo in genere, di essere piuttosto razionali e avveduti, soprattutto chi è anche solo mediamente istruito. In realtà, malgrado la nostra presunta razionalità, abbiamo assunto a modello antropologico degli apprendisti stregoni che hanno in mente più il profitto che la miglior sorte e del mondo e dell'umanità. Non solo: riteniamo di essere buoni, eticamente irreprensibili, in quanto per la vulgata la nostra avidità, purché attuata secondo le regole attuali, risulta vantaggiosa per tutti quanti, tuttavia la realtà ci si è già rivoltata contro da un pezzo, per cui sarebbe più giusto e sensato rinunciare all'illusione perniciosa dell'avidità benefattrice . L'intervento che a mo' di introduzione mette a fuoco il fulcro delle trattazioni è que...

1981: IL DIVORZIO FRA TESORO E BANCA D'ITALIA di D. Dalla Bona: quando le riforme nuocciono

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Questo 1981: il divorzio fra Tesoro e Banca d'Italia di Daniele Dalla Bona racconta una storia nota, o meglio, che dovrebbe essere nota. Ma non lo è affatto.  Se lo fosse probabilmente sarebbe ben diversa la generale percezione di certi luoghi comuni economici . Col cosiddetto 'divorzio' tra Banca Italia e Ministero del Tesoro, sancito in maniera consensuale tra l’allora Ministro del Tesoro Beniamino Andreatta e Carlo Azeglio Ciampi, la Banca Centrale italiana non fu più costretta ad acquistare in asta primaria i titoli invenduti . Fu una 'riforma' profonda, sancita con nulla più di uno scambio di comunicazioni tra i due alti funzionari, per certi versi inconsueta sotto il profilo formale, ma, a quanto pare, legittima. Benché una bella parte dell'arco parlamentare fosse contrario o molto perplesso. Di fatto ciò ebbe luogo in maniera graduale, poiché la riforma data luglio 1981, ma fino al 1988 la Banca d'Italia continuò ad acquistare sul mercato p...

DUE PRESUPPOSTI PER SCEGLIERE SÌ OPPURE NO

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Che il 4 dicembre si scelga di votare Sì oppure No, va fatto comunque considerando due essenziali, banali, presupposti. Primo, la valutazione degli elettori deve tenere conto che la riforma Renzi-Boschi e  la legge elettorale Italicum non solo fanno parte, ma sono il fulcro di un quadro di riforme interdipendenti. Si tratta di provvedimenti pensati in maniera, almeno negli intenti, unitaria, come ribadito più volte dallo stesso Renzi sottolineando di aver ricevuto l'incarico da Napolitano per mettere in cantiere le riforme politiche e istituzionali.  S ebbene il quesito referendario riguardi solo una parte del  corpus di riforme avviato dal governo Renzi, per darne una valutazione sensata è necessario rivolgere attenzione anche al contesto in cui le modifiche costituzionali verranno calate in caso di vittoria del Sì.  Mi pare un suggerimento molto di comodo, molto parziale, quello di restringere l'analisi esclusivamente alle modifiche costituzionali. Se...

GOODBYE KEYNES di F. Reviglio ovvero L'incubo di un contabile

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A fine giugno mi è capitato di sentire in diretta la telefonata di un ascoltatore di Prima Pagina , su Radio 3, che contestava il recupero in mare, appena avvenuto, dei corpi di settecento migranti naufragati il 18 aprile 2015. Per l'ascoltatore si sarebbe trattato di uno spreco di risorse pubbliche . A costui altri se ne sono aggiunti via sms. Eccone un sms, ad esempio: “ Non ci sono soldi x sanità pensioni manutenzione strade incentivi allo sviluppo riduzione del debito. Ma ci beiamo di aver recuperato il relitto di un barcone naufragato nelle acque libiche. Quanto è costata questa scellerata scelta demagogica? M.chiara ”. I giornalisti di Radio 3, per fortuna, hanno sostenuto che il recupero è stato un atto doveroso. Come siamo giunti a ragionare in maniera così disumana? L'abbiamo fatto accogliendo, secondo le parole di John Maynard Keynes, “ quel criterio che si può chiamare brevemente dei risultati finanziari, quale segno della opportunità di una azione qualsiasi, d...

LETTERE SULLA CREATIVITÀ di F. Dostoevskij: un populista dei suoi tempi? No, inattuale ora ed allora.

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Dostevskij populista? Semmai il ritratto sulla copertina di Lettere sulla creatività può far pensare a un hipster ante litteram dalla barba fluente. Però l'insigne scrittore non è vestito come un fesso, ergo non può essere un hipster. Lo fosse stato avrebbe scritto delle lettere sulla cretinità . Oltre a questa sciocchezza introduttiva, può darsi che abbiate letto l'altra amenità con cui ho introdotto su Facebook questo post: “ FLAVIO BRIATORE, intervistato da EUGENIO SCALFARI, ha dichiarato che "DOSTOEVSKIJ è il più grande perché spalanca le porte all'infinito che abbiamo dentro. Peccato che fosse un fottuto populista". Condivido solo la prima parte. Le LETTERE SULLA CREATIVITÀ contribuiscono a spiegare perché ”. Naturalmente Briatore – almeno che io sappia - non ha mai dichiarato nulla di simile su Dostoevskij e dubito fortemente che l'abbia mai letto. Però chiacchierando del più e del meno con Scalfari potrebbe aver pronunciato la frase sopra per fa...

ANSCHLUSS. L'ANNESSIONE di V. Giacché o Della tendenza alla totalità dei governanti tedeschi

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Questo è un libro che si prende in mano diffidenti, visto che ultimamente l'invettiva antitedesca va un po' di moda e il timore che anche questo volume voglia cavalcare l'onda è forte. In effetti Anschluss è decisamente critico verso i governanti tedeschi. Niente affatto, verso i cittadini tedeschi in generale, senz'altro più vittime che carnefici. Una critica che comunque origina da evidenze ineludibili, quasi mai affrontate da storici, economisti ed intellettuali. Chiarisco, siccome mi sono trovato a condividere l'impostazione del libro, che io non posso disprezzare la Germania, la sua letteratura e la sua cultura . Basta dare un'occhiata a questo blog. Ammiro l'ineguagliabile apporto tedesco al rigoglio della musica classica occidentale. E quando da turista mi sono recato in Germania mi sono sempre sentito perfettamente a mio agio. Diciamo pure che tornerei in Germania tutti gli anni. In Germania sovente pare di trovarsi nella culla della civiltà. Eppu...

LA SCALA DI SCHILD di Greg Egan ovvero Come ti uccido la fantascienza

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La scala di Schild è un romanzo di Greg Egan del 2002 che parte da un'idea accattivante (trama etc.: qui ), non è scritto male e sotto il profilo scientifico è senz'altro rigoroso. Il libro è scritto secondo i dettami della fantascienza più 'dura', indicando persino le fonti accademico/scientifiche di riferimento. Tuttavia La scala di Schild , con grande rigore scientifico, m i ha parecchio annoiato . Greg Egan, australiano, è uno dei più noti scrittori di fantascienza contemporanei. In particolare è considerato un maestro della cosiddetta hard science fiction , la quale, “ detta anche fantascienza tecnologica, è una categoria della fantascienza caratterizzata dall'enfasi per il dettaglio scientifico o tecnico, o per l'accuratezza scientifica, o da entrambi ” ( Wikipedia dixit ). Più precisa la definizione che ne dà Ted Chiang (altro scrittore di fantascienza oggi fra i più rappresentativi): “ Nella misura in cui un'opera di fantascienza riflette la sci...

GODETEVI LA CORSA di Irvine Welsh: una intelligente dissolutezza

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Non ho ancora ben capito se per me leggere i libri di Irvine Welsh sia più un piacere o un vizio o una forma di depravazione. Notoriamente l'autore scozzese - che più scozzese non si può - si dedica a temi triviali, di cattivo gusto, che sarebbe un eufemismo definire politicamente scorretti, travalicando talvolta il limite del grottesco. Eppure a me i suoi libri piacciono parecchio. Per ragioni che trovo persino giustificabili. Innanzitutto lo stile. Energia pura, dialoghi al limite dell'assurdo ma verosimili, la capacità di far parlare in prima persona chiunque, anche un analfabeta o un incapace di intendere e volere, un lessico di fantasia iperbolica, un ritmo che avvince.   L'iperrealismo della sua scrittura ricrea un mondo che pare scagliarsi fuori dalla pagina per aggredirti.   Il suo traduttore storico, Massimo Bocchiola, in questo romanzo, come in quelli precedenti, ha dato eccellente prova di sé. Tanto da chiedersi se l'originale in inglese meravigliosamente...