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FIGLI DI TROIKA. GLI ARTEFICI DELLA CRISI ECONOMICA di B. Amoroso: da lasciar perdere.
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Un pamphlet raffazzonato che non aggiunge nulla di nuovo. La cosa migliore è il titolo, triviale e accattivante.
Pubblicare libri così malscritti va solo a solo a detrimento della causa che si vuole sostenere.
Questo 1981: il divorzio fra Tesoro e Banca d'Italia di Daniele Dalla Bona racconta una storia nota, o meglio, che dovrebbe essere nota. Ma non lo è affatto. Se lo fosse probabilmente sarebbe ben diversa la generale percezione di certi luoghi comuni economici . Col cosiddetto 'divorzio' tra Banca Italia e Ministero del Tesoro, sancito in maniera consensuale tra l’allora Ministro del Tesoro Beniamino Andreatta e Carlo Azeglio Ciampi, la Banca Centrale italiana non fu più costretta ad acquistare in asta primaria i titoli invenduti . Fu una 'riforma' profonda, sancita con nulla più di uno scambio di comunicazioni tra i due alti funzionari, per certi versi inconsueta sotto il profilo formale, ma, a quanto pare, legittima. Benché una bella parte dell'arco parlamentare fosse contrario o molto perplesso. Di fatto ciò ebbe luogo in maniera graduale, poiché la riforma data luglio 1981, ma fino al 1988 la Banca d'Italia continuò ad acquistare sul mercato p...
Ognuno muore solo , pubblicato nel 1947, è la rielaborazione letteraria da parte di Hans Fallada dell'inchiesta della Gestapo che finì con la condanna a morte di due coniugi ormai anziani. Anna e Otto Quangel, lui caporeparto in fabbrica, lei casalinga, aprono gli occhi sulla barbarie del regime nazista dopo la notizia della morte del figlio al fronte. Cominciano a distribuire per i caseggiati della loro Berlino cartoline di appello alla ribellione. Una storia, vera, sulla solitaria resistenza di due persone comuni. Malgrado le oltre 800 pagine il libro è stato scritto in appena 24 giorni. Il risultato finale probabilmente ne risente, si nota una certa mancanza di accuratezza. Hans Fallada non poteva fare meglio: era stanco e malato, compose il libro e morì poco dopo. L'argomento è coinvolgente, almeno per me, comunque non lascia indifferenti e, tutto sommato, la narrazione è piuttosto avvincente.
(Non so quanto sia cosa saggia dedicare il primo post di un blog al proprio romanzo preferito. Ad ogni modo...) Credo che I fratelli Karamazov in questo momento della mia vita sia il mio romanzo preferito. E questo momento della mia vita dura da più di quindici anni. Poche considerazioni da fare su un libro largamente incensato e analizzato. L'ho riletto fra dicembre e febbraio per la quarta volta. La prima volta fu nel lontano 1993. La prima è che la quarta lettura del libro è stata la migliore. Certo, ogni vero classico “non ha mai finito di dire quel che ha da dire”, secondo la definizione di Calvino, ma leggere un libro come questo – che ha fra le sue caratteristiche salienti una profondità di pensiero costante, debordante, e la presenza di riflessioni filosofico-teologiche – a venti, a trenta o a quarant'anni può dare luogo a esiti differenti. Senza dubbio l'accrescersi delle esperienze e un più corposo bagaglio culturale permettono di addentrarsi più compiutam...
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