REAL MARS di A. Vietti: alzare l'asticella della fantascienza italiana.


Più di uno, anche l'autore, ha fatto notare che la trama di Real Mars può ricordare l'attacco di certe barzellette: ci sono un russo, una francese, una tedesca e un italiano che vanno su Marte su un razzo...
Però Alessandro Vietti introduce una variante cruciale: la televisione nella sua declinazione più invasiva, il reality. Già, finalmente l'ESA invia degli umani alla conquista di Marte, ma dove trovare i fondi per compiere l'impresa? Dalla televisione. La missione per Marte diventa un reality, le telecamere inseguono gli astronauti durante la vita quotidiana sulla loro navicella che a questo punto corrisponde alla famigerata casa del Grande Fratello.


La copertina di Real Mars è difficilmente riconducibile a un romanzo di fantascienza. Non a caso. Per l'autore , infatti, "è riduttivo definire Real Mars solo fantascienza (...). Del resto il libro è nato proprio per situarsi sul confine, per essere un romanzo che fosse leggibile con soddisfazione da qualsiasi tipo di lettore. E anche la copertina, totalmente slegata dall’immaginario fantascientifico, è stata ideata con lo specifico intento di dare questa suggestione. Ciò che avvicina Real Mars al genere fantascientifico, infatti, non sta tanto nel quadro complessivo o nell’idea di base, bensì in certe tessere specifiche che contribuiscono a formare il mosaico generale, dettagli, particolari, come piccole macro su una realtà in vertiginosa evoluzione verso uno dei tanti futuri possibili. A dispetto del tema del “viaggio spaziale” infatti sono convinto che abbia ragione chi sostiene che si tratta di fantascienza sociologica e forse, in effetti, non a caso la fantascienza sociologica è il sottogenere della fantascienza che da sempre è stato – ed è – più vicino al mainstream e apprezzato anche dal pubblico dei non appassionati". (estratto dal molto interessante dialogo con Andrea Viscusi pubblicato da Andromeda, qui)



In realtà già prima della pubblicazione di Real Mars Vietti aveva chiarito che se, "per vivere, la fantascienza dovrà adattarsi e perdere l’etichetta con la quale siamo sempre stati abituati a conoscerla, leggerla e scriverla, chissenefrega! È sempre la stessa cosa. È sempre lì. Sarà sempre lì per la voglia inesauribile dell’uomo di immaginare e di chiedersi come potrà essere il proprio futuro, in risposta all’eterno quesito What if?" (dal bell'articolo di Vietti I nuovi orizzonti della fantascienza, sempre su Andromeda, qui). L'autore, insomma, ha alzato l'asticella delle proprie aspettative e delle proprie ambizioni. Esattamente quello che ci vuole, secondo me, e non solo in ambito fantascientifico.Tanto per cominciare il libro è scritto in maniera godibile, ma al contempo curata ed equilibrata. Ed ecco, si può affermare che il romanzo nel suo complesso si caratterizza proprio per l'equilibrio tra fantasia, satira, elementi di critica sociale e ritmo televisivo. Nella ricetta di Real Mars sono presenti parecchi ingredienti, anche difficili da accostare, tuttavia ben amalgamati, per cui il risultato è non solo piacevole, ma anche intelligente.



Prerogativa del romanzo è che noi lettori assistiamo all'epopea marziana esattamente come i telespettatori di Real Mars (nel senso del reality). Attraverso la lettura 'vediamo' quello che ci mostrano le telecamere. Come recita lo slogan di Real Mars (sempre il reality), “il quinto membro dell’equipaggio sei tu”. Per cui ti devi anche beccare anche le inserzioni pubblicitarie (del futuro prossimo, ricordiamolo), che Vietti si è divertito a ricostruire rendendole un contrappunto più leggero ma puntuale.
Della tecnologia in Real Mars 'vediamo' solo il minimo necessario, quello che serve sapere al telespettatore.  Quello che, dopotutto, basta anche al lettore.
Il romanzo poi ci mostra anche spezzoni di vita di chi è rimasto a terra, degli spettatori, ma la cifra autentica del romanzo ritengo vada ricercata nella prospettiva adottata per raccontarci lo show. I nostri occhi sono quelli delle telecamere. Non sappiamo esattamente cosa pensino gli astronauti, né ci è dato saperlo, possiamo solo intuire quali siano le loro emozioni o le loro riflessioni. Eppure, malgrado la scelta di narrare attraverso un punto di vista apparentemente limitante, il racconto fluisce niente affatto appesantito o superficiale.

Fino al concitato finale non c'è un vero e proprio intreccio (se non qualcuno 'laterale') e nemmeno può esserci, vista la prospettiva adottata dal romanzo, ma non se sente la mancanza. La narrazione procede in una sorta di blocchi isolati, tuttavia rimane coinvolgente. Quando il ritmo rallenta è perché, semplicemente, in quel momento non c'è azione, ma, come nella vita vera, questo non significa che non ci sia qualcos'altro. Quel qualcosa che, tutto sommato, è proprio il valore aggiunto di Real Mars, in tal modo quasi obbligato ad approfondire - anche attraverso le sfumature - le personalità degli astronauti (che talvolta non fanno nulla, se non parlare, riflettere, starsene da soli) e a porsi domande, suscitare dubbi.



Oltre all'evidente messa in discussione della spettacolarizzazione forzata della nostra realtà, oltre all'ironia, sono impliciti (e talvolta espliciti) gli interrogativi sollevati su fin dove può spingersi la condotta umana, su quali strade può intraprendere la conoscenza e su una disumanità incipiente, quasi una dispersione - viene da pensare - del proprio nocciolo di umanità parallela all'espandersi dell'uomo verso mondi lontani.

Una menzione la merita anche Zona 42, "editori di fantascienza e altre meraviglie", che ha presentato Real Mars in una veste grafica gradevole e degna della miglior letteratura, come fa d'altronde con tutte le proprie uscite.

Insomma, a me Real Mars è piaciuto parecchio. Lo consiglio anche a chi di solito non legge fantascienza. Se riuscirò nell'intento di farlo leggere a mia moglie sarà una grande vittoria.

Commenti

Post popolari in questo blog

I fratelli Karamazov di F. Dostoevskij ovvero Quel che Fëdor aveva da dire

LA DENAZIONALIZZAZIONE DELLA MONETA di F. Von Hayek ovvero Come Friedrich ha scolpito il nostro presente

LA MOGLIE DEL DJINN di Ian McDonald: quando la tecnologia assomiglia alla magia