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Visualizzazione dei post con l'etichetta ROCK

DIE di Iosonouncane: musica in grande

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(Avevo appena aperto questo blog e inserito il primo dei miei pochi post dedicati alla musica quando il mio amico C., che di musica se ne intende più di me, anche perché la suona, mi ha scritto una mail in cui mi raccomandava di ascoltare Die di Iosonouncane. “Per me è poderoso” mi diceva. Caro C. ti ringrazio per l'ottimo consiglio) Va subito detto che DIE , di Iosonouncane, al secolo Jacopo Incani, è un album splendido. Non si tratta di una semplice raccolta di canzoni, ma di un album unitario, concepito per l'ascolto continuativo di tutte le sei tracce. Già questo non è poco in un'epoca in cui si tende a scaricare dal web un pezzo per ascoltarlo veloce e ritenere che se mi ha sollazzato per tre minuti già va bene. DIE  è una suite suddivisa in sei parti . I primi due pezzi danno il tono a tutta la suite che poi si modula come una serie di variazioni sul tema. Così lo descrive utilmente Rock.it: “ Il giorno è alto sulle rive e un uomo in mezzo al mare teme di morire...

PEELED. LA STORIA DEI VELVET UNDERGROUND di R. Jovanovic: i Velvet meritano di meglio.

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Questa biografia in un numero abbastanza esiguo di pagine tenta di narrare l'impervia epopea di uno dei più grandi gruppi (non solo) rock. Jovanovic riesce a dare un'idea generale di quello che il gruppo ha rappresentato, della sua produzione musicale e delle vite dei suoi componenti. Però naviga piuttosto in superficie e l'impressione generale è che le stesse notizie si possano raccogliere attraverso una cernita di articoli tratti dal web da riviste cartacee. Su personalità complesse come quelle di Lou Reed e di John Cale ci sarebbe stato senz'altro molto di più da dire. Invece Jovanovic racconta con la giusta considerazione la figura di Doug Youle, che nel terzo e quarto album del gruppo, nonché nei dischi live del '68-'70, ha rivestito un ruolo non secondario, malgrado l'ombra di John Cale, da lui sostituito, venga regolarmente a oscurarlo. Tutto sommato, gli appassionati dei Velvet Underground meritano di più e di meglio.

BLUES JAM IN CHICAGO Fleetwood Mac & altri 1969: It's only blues but I like it

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Non fate caso alla copertina del disco che sto introducendo: è brutta, ma si tratta di una ristampa e comunque il contenuto è bellissimo. Sotto mostro la copertina interna del doppio LP, dove si possono (intra)vedere foto e nomi dei musicisti coinvolti. Ci sono i primi Fleetwood Mac , quelli capitanati Peter Green, giovani (nel 1969, quando è stato registrato il disco) paladini del British Blues, ragazzi che negli anni '50 e soprattutto '60 suonavano rifacendosi al blues classico americano, specialmente quello di Chicago. Ci sono poi proprio alcuni altisonanti nomi del blues di Chicago, come Otis Spann, Willie Dixon, Walter 'Shackey' Horton e altri. La storia è questa: nel gennaio del '69 il produttore inglese Mike Vernon, con la sua casa discografica Blue Horizon, produsse sotto la ragione sociale Fleetwood Mac questa blues jam, negli studi della mitica Chess Records, a cui parteciparono gli attempati caposcuola del blues e gli allievi Fleetwood Mac. Chi ap...

The terror - Flaming Lips 2013 ovvero Del destino della musica rock

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(Va detto: non sono un esperto di musica, non suono, sono stonato, ascolto soltanto. Quasi una stortura questo mio osar scrivere di musica, anche solo nel mio blog. Però la musica mi piace, e parecchio. Che vita sarebbe senza musica? Che blog sarebbe il mio blog, se non scrivessi ogni tanto di musica?) Premetto: ascolto poche nuove uscite in ambito rock e dintorni. Rimango (colpevolmente?) ancorato agli anni '60 e '70. Come in letteratura amo più i classici degli epigoni, benché talvolta involontari epigoni. "Che cavolo stai scrivendo?" starà pensando qualcuno, se mai si inoltrerà in queste righe, "c'è tanta roba bella che esce ogni anno. Al limite sei tu che non fai lo sforzo di conoscerla". Vero. Oggi non mi sforzo e non ho più neppure tanto tempo da dedicare alla missione di reperire musica 'rock' attuale che mi piaccia. Fino a qualche anno fa lo sforzo lo facevo, solo che sovente risultava vano, malgrado mi orientassi consultando amici...

Elvis Presley. (L'ultimo treno per Memphis; Amore senza fine) di P. Guralnick: storia di un talento sciupato

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Gran lavoro di ricerca rifluito in due ponderosi volumi, per quella storia straordinaria che è stata la vita di Elvis, tra ascese, cadute, rentrée, momenti di gloria e momenti imbarazzanti. La ricostruzione è tutta concentrata sulla cronaca. Guralnick lascia indietro poco, fra concerti, incisioni, dipendenze e incontri. Tuttavia, se il materiale di studio è a dir poco appassionante e ricco di spunti, limitarsi alla cronaca è un po' come pattinare sulla superficie di un grande lago senza dare un'occhiata a quello che c'è sotto.  L'ultimo treno per Memphis narra la prima parte della vita di Elvis, tutta in ascesa, la storia di ragazzo semplice del Midwest il cui talento unico viene riconosciuto e lanciato verso il successo da un  produttore lungimirante, prima, e da uno scaltro manager, poi. Amore senza fine è dedicato al ristagno, soprattutto artistico, alla rentrée del '68 e al lento inesorabile declino che lo ha condotto a una morte precoce. In definiti...